MOVA, un linguaggio finto contro gli sviluppatori disonesti


Meridio avatar
Meridio

MOVA (Multiple Object Versionless Architecture) è un linguaggio di programmazione, per la precisione si tratta di una soluzione che offre una modalità con cui rappresentare oggetti che possono mutare autonomamente da un tipo di dato ad un altro senza fare riferimento ad alcuno schema per le assegnazioni. Fin qui tutto bene, un paradigma di questo genere potrebbe essere anche affascinante, se non fosse che MOVA non esiste.

L’invenzione di questo linguaggio fittizio, perché di ciò si tratta, è dovuta ad un’idea di Alan Holden, application developer californiano. Di MOVA non esiste alcuna documentazione, ufficiale o meno, né alcuna libreria perché Holden, che plausibilmente non citerà mai questa sua creatura nel C.V., decise di crearlo dal nulla (o almeno di deciderne il nome) per escludere immediatamente dalle selezioni della propria azienda tutti i candidati palesemente disonesti.

Erano gli anni di poco precedenti al terzo millennio, quando chiunque pensava di poter entrare in una DOT-COM e guadagnare da subito milioni di dollari grazie a conoscenze spesso limitate in tema di programmazione. Non che questa tendenza sia del tutto scomparsa ma in quegli anni i recruiter ebbero a disposizione una nuova opportunità per eliminare tutti i C.V. non veritieri. Agli aspiranti collaboratori venivano richiesti, tra gli altri requisiti, alcuni anni di esperienza nel coding con MOVA da specificare in fase di presentazione.

Quando ancora non esistevano i generatori di meme e immagini per i social network, del linguaggio era stata creata anche la copertina del manuale O’Reilly con lo scopo di assicurargli una maggiore credibilità:

MOVA, un linguaggio finto contro gli sviluppatori disonesti

Per dimostrare l’efficacia di questo espediente ad alcuni candidati sarebbe stato chiesto persino quale fosse il loro livello di competenza in MOVA, ricevendo risposte come, per esempio, “mi sono dilettato con questo linguaggio ma non lo conosco in modo approfondito” o “non lo conosco abbastanza bene“.

Il problema della selezione a monte

Quello dei candidati che mentono all’interno dei propri C.V. è un fenomeno che può trasformarsi in una perdita rilevante di tempo e risorse economiche sia per i recruiter che per le aziende, soprattutto quando si parla di realtà particolarmente strutturate.

Google ha provato a risolvere questo problema, o più semplicemente ha cercato di diminuire il numero dei candidati da intervistare, con un sistema basato sull’esposizione di manifesti contenenti dei quesiti, risolti i quali si può reperire il link che porta a proposte di lavoro specifiche e ai relativi application form.

Si tratta però di uno dei tanti esempi di selezione a monte, ma si potrebbe anche citare il caso della Next Door Digital che per la partecipazione ad un suo corso su ColdFusion richiedeva ai candidati di indicare la propria conoscenza in determinate tecnologie tra cui “Quasimodo“, una soluzione del tutto inesistente.

Se è vero che gli aspiranti sviluppatori alcune volte mentono sul loro C.V. (compresi quelli pubblicati su LinkedIn) è anche vero che non di rado le aziende e i recruiter si rendono protagonisti di errori macroscopici, come quello di richiedere ai candidati un numero di anni di esperienza in un linguaggio che esiste da molto meno tempo.

 

Fonte: Html.it

Condividi